Le Nazionali

La "nuova Italia" di Mancini sa giocare a calcio

Conquistato l'accesso ai prossimi Europei, la Nazionale guarda avanti col sorriso: merito del Mancio, che ha regalato entusiasmo e fiducia

Thomas Berardi
14.10.2019 18:45

Era da tanto, troppo tempo, che l'Italia non inanellava una serie positiva di 11 partite senza sconfitte (9 vittorie e 2 pareggi, amichevoli comprese).
La gestione Mancini, dopo un avvio zoppicante, si sta rivelando azzeccata sotto tutti i punti di vista, pur considerando lo scarso blasone degli avversari incontrati nel girone di qualificazione agli Europei.

La Nazionale festeggia un gol. Fonte: Nazionale Italiana di Calcio pagina ufficiale Facebook
Il dato più confortante in assoluto è quello relativo al possesso palla (costantemente superiore al 60%) che cela la volontà, da parte degli azzurri, di imbastire le azioni dal retro e di girare la sfera aspettando pazientemente il momento propizio in cui colpire.
La difesa, sempre alta, permette all'Italia di schiacciare nella propria metà campo gli avversari. E' Bonucci, più che Jorginho, il vero regista della squadra; questo perché l'ex Napoli, che orbita qualche metro più avanti, è già risucchiato dal pressing avversario. Lo juventino, contrariamente a quanto accade in questi ultimi anni a Torino, sembra proprio tagliato per essere il leader di una difesa a 3; difesa che gli garantisce più copertura in caso di errore e più raggio d'azione. Sì, perché Mancini ha disegnato un reparto arretrato abbastanza atipico, ma funzionale: in fase offensiva, il terzino sinistro è quello più votato all'attacco (vedi Emerson o Spinazzola) e si allinea alla linea di centrocampo, lasciando dietro il collega sulla fascia opposta a formare un 3-4-3. Quando si difende, invece, i terzini "tornano a posto" per formare un 4-3-3.
Menzione speciale per Acerbi che, dopo una lunga trafila, pare essersi conquistato meritatamente il ruolo di vice-Chiellini a spese di Romagnoli, che paga il momento-no del Milan.

A centrocampo regnano i "piedi buoni", con Jorginho-Verratti inamovibili e Sensi-Barella a contendersi la terza maglia disponibile come successo anche in nerazzurro. Col primo si prediligono le geometrie, col secondo gli strappi e la corsa, ma la tecnica complessiva è ottima.
Come già anticipato, il Mancio ha imbastito un'Italia che gioca, un'Italia che raramente siamo stati abituati a vedere: niente più catenaccio e contropiede, ma possesso. Una specie di tiki-taka che potremmo chiamare ticche-tacche. E pazienza se a volte risulta sterile... Per ora ha portato risultati.
Quello che manca, per un ulteriore salta di qualità, è una mezz'ala fisica che possa all'occorrenza anche inserirsi sui cross.

L'attacco è probabilmente il reparto più "misterioso". I centravanti hanno poco spazio per muoversi, soprattutto Immobile, abituato al gioco verticale che mette in mostra la Lazio. Anche Belotti fatica, nonostante abbia giocato delle buone partite. Il migliore, a questo punto, per caratteristiche sarebbe Balotelli, e qualcosa mi dice che il CT lo stia proprio aspettando...
Anche le ali, tra l'altro, risultano abbastanza statiche e private di raggio d'azione e campo da attaccare in avanti: più e più volte abbiamo visto Chiesa e Insigne rinculare verso la mediana e appoggiarsi all'indietro. Ci sta, e non è un'eresia considerando l'attitudine della nuova Nazionale.

Un ultimo pensiero alla nuova maglia, la Rinascimento, da tutti conosciuta come "verde". Per me, una delle più belle mai viste: elegante e chic, rappresenta in toto il corso Mancini. Da giocatore, i vecchi CT lo hanno molto spesso snobbato; da allenatore, si sta prendendo le sue rivincite. E chissà che non si possa sognare...

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