Tennis

Wimbledon - Djokovic assale il trono del Re, ma a vincere è la bellezza dello sport

Novak Djokovic accorcia le distanze nel computo degli slam vinti con Roger Federer, ma il Re non abdica. La finale più emozionante di sempre premia gli amanti dello sport

Filippo Luini
16.07.2019 00:42

Djokovic alla battuta nella finale 2019 di Wimbledon contro Federer - via Twitter Wimbledon

La storia la si scrive, rimane indelebilmente incisa, ma muta - continuamente - nello scorrere infinito degli eventi. Lo diceva Eraclito con il suo “Panta Rei”, lo confermano gli innumerevoli accadimenti che come piccoli tasselli vanno a comporre il puzzle della nostra quotidianità. 

Questo è quello che accade anche nello sport, che spesso ci mette di fronte ad imprese epiche, a vittorie inenarrabili e - ancora - a sfide epocali. 

Fresco, brillante e vivace è il ricordo della finale più lunga della storia dei Championships all’All England Club di Wimbledon, dove Novak Djokovic, dopo 4 ore e 57 minuti, ha battuto il Re del tennis Roger Federer. Più che una semplice sfida: il confronto di ideali tennistici sostanzialmente opposti, due generazioni stilistiche a confronto. La perfezione meccanica di un cyborg progettato per vincere contrapposta alla naturalezza e alla brillantezza del genio svizzero. 

Vince Djokovic. Perde Federer. Noi ammiriamo estasiati, consapevoli che mai più nella storia tre sportivi di questo calibro (ci sarebbe anche Rafael Nadal) capiteranno contemporaneamente di fronte ai nostri occhi, pronti a sfidarsi, superarsi e rispettarsi. Djokovic dimostra di avere una forza mentale innata, probabilmente figlia di quella cultura che le sue origini gli trasmettono, e lo sottolineano gli sguardi con il suo angolo, la sua famiglia: gli occhi brillanti di un animale a sangue freddo che non vede il pericolo e scarica un passante in cross stretto di dritto che supera Federer, annullandogli il match point. 

Dall’altro lato della rete Federer è vinto solo perché il tennis prevede un epilogo chiaro e netto. La vita, però, non è bianca o nera: è una sfumatura continua, e la sua carriera, le sue gesta, la sua trasposizione a divinità del tennis lo dimostrano ancor di più dei dati statistici che, nonostante l’assedio di Nadal e Djokovic, gli danno ancora ragione. L’estro e la fantasia si arrendono alla matematica capacità di colpire nel punto giusto al momento giusto di Nole, e forse - proprio per questo - Federer non sembra essere uscito sconfitto dal campo. Perché Roger incanta e soddisfa l’animo dello spettatore, che - seppure possa sembrare assurdo in un contesto sportivo - si dimentica del punteggio e si gode delizia dopo delizia la composizione di un menù creato da colpi tanto vari quanto prelibati. 

E’ la quintessenza del tennis, anzi, dello sport. Scambi infiniti che si concludono con la più inattesa delle accelerazioni, ogni volta a bocca aperta, sempre di più. Scambi brevi, perché conclusi con un coniglio che esce dal cilindro: all’improvviso, d’incanto. 

E’ arte prima che tennis e il mondo dello sport ve ne è grato cari Nole e Roger. Perché la classe del bianco, del rovescio ad una mano di Federer, dei recuperi in controtempo di Djokovic e delle signore sugli spalti che mangiano fragole con la panna ce l’ha solo Wimbledon, il più affascinante dei tornei di tennis.

 

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