Calcio

L'OPINIONE - Perché la finale di Champions non si dovrebbe giocare a Istanbul

I fatti di cronaca sono fin troppo eclatanti per far finta di niente: adesso è tempo di prendere una posizione

16.10.2019 10:00

Di Cristina Scarasciullo

 

Lo sport in generale e il calcio in modo particolare, visto il bacino di pubblico che raggiunge, dovrebbero insegnare dei valori. Valori sani, che parlino di pace e inclusione, non di divisioni sterili e inutili. Per questo è impensabile organizzare la finale del più importante evento calcistico europeo a Istanbul, senza che nessuno muova un dito. Perché, ad oggi, sono state tante le parole spese dai leader politici contro quello che il regime di Erdogan sta facendo in Kurdistan e nel nord della Siria. Ma appunto, sono state solo parole. E le parole, si sa, se le porta via il vento. Quanto a fatti concreti, beh, siamo ancora fermi a zero. Il governo italiano, per fare un esempio, ha bloccato le vendite di armi alla Turchia. Ma solo per il futuro

Una delle prime proposte concrete è arrivata nelle ultime ore proprio dal mondo dello sport: isolare Istanbul, non giocare allo Stadio Olimpico Atatürk la finale di Champions League il prossimo 30 maggio. Non saranno certo le proteste di un manipolo di tifosi a fermare la follia militare di Erdogan, anzi. Ma il valore simbolico di un gesto del genere resterebbe. La UEFA dovrebbe assumere una posizione netta in questo caso, perché se da un lato è vero che sport e politica sono due cose che devono rimanere separate, dall'altro c'è da dire che è stata la politica per prima ad entrare prepotentemente nel mondo dello sport.

Sono diversi i giocatori di origine turca che hanno espresso il loro sostegno alle politiche del regime, con post e foto sui vari social, fino ad arrivare al saluto militare dell'intera nazionale turca sotto la curva dei propri tifosi alla fine del match con la Francia (terminato 1-1, ndr) valido per la qualificazione ad Euro2020.

Questi calciatori, che lo si voglia o meno, sono, soprattutto per i più giovani, dei modelli da imitare e non è pensabile che venga permesso loro questo gesto. In Germania, il St. Pauli ha licenziato il centrocampista Cenk Sahin per aver appoggiato sui social l’invasione del nord della Siria da parte dell’esercito turco. In Italia il leghista Daniele Belotti ha chiesto al Presidente della Camera che l’Italia chieda lo spostamento della finale di Champions a un’altra località, stessa posizione del ministro dello sport Spadafora.

Su Twitter sta già spopolando l'hastag #NoFinaleChampionsaIstanbul. Ma se ne dovrebbe parlare soprattutto nelle sedi dove si potrebbe effettivamente prendere un'iniziativa. A Nyon ancora nessuna proposta è stata messa nero su bianco, ma se non dovesse essere presa una posizione netta la UEFA non ci farebbe una bella figura.

La verità, purtroppo, è che le possibilità che la prossima finale di Champions non si giochi a Istanbul sono pochissime. Anzi, siamo onesti fino in fondo, sono praticamente nulle. Per tutta una serie di motivi. La finale di Champions è un evento che vale oltre 50 milioni e nessuno, secondo il personale parere di chi scrive, negherà a Erdogan di incassare anche quella somma. 

Ma staremo a vedere.

Commenti

Barletta, Inglese e Haliti per un nuovo progetto di atletica giovanile
Non sarà ancora Basket City ma a Bologna si fa di nuovo sul serio