Serie A

Juventus, il "sarrismo" al potere: una scelta ai raggi X

Cosa ha portato Sarri sulla panchina della Juventus? Quali sono i presupposti? Cosa può dare il tecnico toscano ai bianconeri? La nostra analisi.

Tommaso Nevi
19.06.2019 13:25

Fonte: Twitter, Maurizio Sarri.

Dopo un mese di interrogativi, sogni e speranze (come quello chiamato Josep Guardiola, rimasto al Manchester City), intrighi e depistaggi, la Juventus ha il nome del nuovo allenatore: a sostituire Massimiliano Allegri sarà Maurizio Sarri, fresco di un'esperienza estera con il Chelsea, dove ha raggiunto un terzo posto, una finale di League Cup e, soprattutto, la vittoria dell'UEFA Europa League 2018/2019.

La scelta di Pavel NedvedFabio Paratici ed Andrea Agnelli,con quest'ultimo spesosi in prima persona, andando addirittura a casa di Sarri, è di quelle coraggiose, importanti. La Juventus sposa uno dei propri antagonisti maggiori della storia recente del nostro calcio. Il leader filosofico - figlio di una narrativa in parte da lui alimentata - di una corrente di pensiero "anti-palazzo", sebbene non ne esista uno. Uomo che, per modo di vivere il calcio fuori e dentro del campo, appare in antitesi a ciò che si è respirato a Torino negli ultimi 5 anni. Già, perché Maurizio Sarri è la nemesi di Massimiliano Allegri.

Due maniere opposte di controllare il proprio destino. Un calcio pragmatico, individualista, votato al risultatismo, contro una concezione sistemica, cerebrale del gioco. È qua che Maurizio Sarri fa storcere il naso ai più. La sfida più grande che attende l'ex Napoli è quella di mostrare che il bel gioco non è fine a se stesso. Che l'estetica non è un'aspirazione vana, ma una maniera funzionale di centrare la vittoria. In quel dell'Allianz Stadium, infatti, non conta molto giocare bene, male, conta arrivare in fondo, e vincere.

Parliamoci chiaro, il personaggio mediatico di Maurizio Sarri è quanto di più distante si possa avere dal modo di fare sabaudo. Poca eleganza, espressioni colorite, modi di fare lontani... non il physique du rôle ideale. Occorrerà lavorarci, confrontarsi, capire che la Juventus è un'azienda con un'immagine ed un brand internazionali da conservare, coltivare. Ciò che si fa, ciò che si dice, ciò che si dimostra, ha un peso ed una risonanza ben maggiore rispetto a quasi qualunque altra squadra del globo.

Sul campo, però, è tutta un'altra storia. Il Sarrismo è scelta ben precisa di chi vuole dare un'identità definita alla propria squadra, con un calcio sempre intenso, sempre fresco, tecnico, spettacolare. Una cura dei dettagli in principi, spesso dogmi, che si riflettono in uno schematismo esasperato. Ogni movimento è registrato e collettivizzato. Squadra corta, in 15 metri. Pressing alto, linee di passaggio sporcate, poi ricerca veloce della porta con una manovra verticale, ricezione, due tocchi, passaggio. La morbosa ricerca dello spazio tra le linee, l'esaltazione delle individualità offensive. Certo, c'è una gestione della rosa che a Napoli non lasciva ben sperare; gestione migliorata al Chelsea e che ora offre uno dei banchi di prova migliori d'Europa: una rosa profonda, qualitativà, al top in quasi tutto e da valorizzare in una maniera diversa, rispetto a quanto fatto sino ad ora. Si vedrà se Sarri sarà capace di alternare ed adattarsi alle varie situazioni all'interno di lunghe stagioni dove l'obiettivo è arrivare sempre in fondo a tutto. Perché alla Juventus non si può rinunciare a nulla.

Nelle scelte di campo, insomma, per l'ennesima volta, un forte contrasto con il predecessore Allegri, profeta della "halma", filosofo del non si può sempre comandare, letto anche si può vincere non comandando. Ma alla fine del suo ciclo, la triade bianconera ha voluto dare un taglio netto, e se la rivoluzione Guardiola avrebbe potuto cambiare la Juventus dalla radice, puntare Sarri è un tentativo di far entrare la squadra nell'immaginario collettivo come un club capace di creare enterteinment, parole che furono già di Fabio Paratici mesi or sono, perseguendo comunque la strada della vittoria, della supremazia, sull'onda di un calcio che sta cambiando e che ha bisogno di essere più fruibile, futuribile. C'era bisogno di abbandonare un conservativismo che rischiava di diventare dannoso, a costo di fallire.

Un ottimo tecnico di campo, che a 60 anni è chiamato ad essere sgrezzato, a crescere e a completare il proprio percorso, partito dai campetti di terra, facendo la spola tra filiale e panchina, che lo ha portato ora ai vertici del mondo pallonaro. Una scelta presa con decisione, per spezzare i legami col passato e provare a regalare un futuro diverso, attendendo il mercato e i primi segnali della Juve che verrà.

La curiosità è tanta, perché tante sono le possibilità di fare bene in un percorso intrapreso con coraggio. Ai posteri l'ardua sentenza: riuscirà Maurizio Sarri a non snaturare quello in cui ha sempre creduto, portando la Juventus a non snaturare quello che è sempre stata?

Per rispondere come risponderebbero dal quartier generale della Continassachi vivrà, vedrà.

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