Ciclismo

Giro d'Italia, la Rosa vola in Ecuador sulle spalle del Condor

Richard Carapaz vince la 102ª edizione del Giro d'Italia. Secondo Nibali, terzo Landa.

Cristina Scarasciullo
02.06.2019 17:15

Alla fine a spuntarla è stato l'outsider. L'ecuadoregno Richard Carapaz, partito come gregario di Landa da Bologna, è giunto a Verona in pompa magna, con la rosa sulle spalle e si è guadagnato di diritto un nome nella storia di questo sport. 

Si è preso la maglia alla 14ª tappa e da lì non l'ha più mollata. Tutti avrebbero puntato sull'uomo che aveva il numero 1 sulle spalle, che invece si è messo a disposizione del suo compagno di squadra, portandolo a vincere questa edizione del Giro d'Italia. 

Il ciclismo è bello perché imprevedibile: alla fine a spuntarla è stato l'uomo su cui nessuno avrebbe scommesso, un ragazzo di 26 anni che arriva dall'Ecuador, cresciuto ciclisticamente nella vicina colombia, primo ecuadoregno a correre la Vuelta a España, primo ecuadoregno a vincere una tappa (anzi due, Frascati e Courmayeur) al Giro e ad indossare la maglia Rosa. Primo, ovviamente, ad incidere il suo nome sul trofeo senza fine. Il suo Paese è in festa. Tanti suoi connazionali, fin dai primi km di questa edizione del Giro, gli sono stati vicino, incitandolo tappa dopo tappa. 

Il successo finale dell'uomo Movistar è decisamente meritato: ha saputo sfruttare al meglio le occasioni che i suoi avversari gli hanno concesso, guadagnando quei secondi preziosi che ha poi saputo amministare fino alla fine. Sul finale di Frascati, Nibali e Roglic hanno pensato solo a studiarsi, lasciando andare il condor che ha guadagnato 12" su Roglic e quasi 30" su Nibali. Poi ancora a Couemayeur, quando Nibali ha perso addirittura 2' e l'ecuadoregno ha preso la maglia rosa.

Da lì in poi il team spagnolo si è stretto intorno al suo nuovo capitano, difendendolo e mantenendolo davanti per tutta le restanti frazioni. E, oltre a questo, Carapaz si è spesso e volentieri mostrato pimpante e in ottima forma fisica, dimostrando anche una grandissima lucidità in tutte le fasi di corsa, gestendosi al meglio anche nei tratti più duri. Ha provato anche a ricambiare il favore sul finire della tappa di Croce D'Aune, quando si è messo a tirare per aiutare il compagno di squadra Mikel Landa a conquistare un successo di tappa, dimostrando, se ancora ce ne fosse stato bisogno, non solo l'ottima forma fisica con cui si è presentato al Giro ma anche la grandissima bontà d'animo nei confronti dei suoi compagni.

Successo italiana nella classifica degli scalatori: il giovane alfiere della Trek Segafredo Giulio Ciccone ha portato a casa la maglia azzurra, conquistata metro dopo metro andando in fuga quasi ogni giorno e vincendo una delle tappe più dure di questo Giro, quella di Ponte di Legno con l'ascesa al Mortirolo.

Miglior giovane di questa edizione il colombiano Miguel Angel Lopez. Lo sfortunato corridore dell'Astana è sembrato fin dai primi giorni uno dei possibili pretendenti al titolo, mostrando uno stato di forma niente male, nonostante i vari inconvenienti tecnici che lo hanno estromesso dalla lotta per le posizioni di vertice. Nella penultima tappa è stato anche vittima di una caduta provocata da un "tifoso" che è inciampato correndo a bordo strada e lo ha travolto, escludendolo ancora una volta dalla lotta per la conquista del successo di tappa.

La maglia ciclamino della classifica a punti è andata al tedesco Pascal Ackermann della BORA Hansgroe, che non solo ha vinto alcune delle poche volate in programma quest'anno, ma è stato anche uno dei pochi velocisti che non hanno abbandonato la corsa quando sono iniziate le montagne.

È stato un Giro incerto, che ha regalato spettacolo e che ha fatto divertire, a dispetto dei numerosi commenti negativi di alcuni appassionati, che hanno trovato alcune fasi della grande corsa a tappe alquanto noiose. Appuntamento quindi al prossimo maggio, per una nuova, emozionante edizione del Giro d'Italia.

Richard Carrapaz | © RCS sports

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