MotoGP

L'OPINIONE - Ennesima sospensione nel mondo dello sport

Il pilota di MotoGP Andrea Iannone è stato sospeso dopo un controllo antidoping svolto a Sepang

17.12.2019 11:56

Di Cristina Scarasciullo

Andrea Iannone | © Facebook

Il doping è un tema che nel mondo dello sport non passa mai di moda. Purtroppo. È davvero difficile pesare le parole davanti all'ennesimo caso di positività di un atleta italiano. Soprattutto quando si parla di uno sport di cui si è tifosi praticamente da sempre.

I FATTI - La FIM (Federazione internazionale del motociclismo) ha reso noto di aver sospeso in via precauzionale, come stabilito dall'articolo 7 del Codice Antidoping il pilota italiano Andrea Iannone, a seguito della positività riscontrata in un controllo antidoping della WADA durante il GP della Malesia il 3 novembre 2019 (gara che, per altro, Iannone non ha terminato). In particolare, è stato trovato positivo ad una sostanza che appartiene alla classe degli steroidi anabolici androgeni di provenienza esogena

LE CONSEGUENZE - Il pilota di Vasto ha ora diritto di richiedere la controanalisi del campione B, ma nel frattempo resta sospeso dalle competizioni. Certo è che, se anche le controanalisi dovessero essere avverse, sarebbe un duro colpo per il centauro del team Aprilia-Gresini, che a Misano quest'anno ha subito un infortunio un mese e mezzo prima della gara di Sepang e potrebbe aver fatto ricorso a questa sostanza per velocizzare il processo di ripresa. Arrivato già alla soglia dei 30 anni, una squalifica più o meno lunga da parte della FIM sancirebbe quasi certamente la fine della carriera di Iannone, che già nelle ultime due stagioni ha faticato parecchio a mettersi in luce.

IL COMMENTO - Non è il primo e (purtroppo) non sarà l'ultimo caso di positività, ma ogni volta la domanda è sempre la stessa: perché? Perché arrivare a tanto, consapevoli (perché alla scusa dell'ignoranza non ci crede più nessuno) di star facendo qualcosa di illegale? I parametri della WADA sono diventati negli anni sempre più stringenti e la lista delle sostanze proibite si è allungata a dismisura, aggiungendo sostanze e pratiche scoperte di volta in volta.

Il doping è l'altra faccia dello sport: quella nera, che non fa altro che infangare il nome delle discipline, delle Federazioni e delle squadre, cancellando anni di fatica e impegno per costruire una carriera. E la cosa che sempre più spesso colpisce è che si faccia un uso indiscriminato di sostanze e pratiche che spesso vanno a danneggiare in primis la salute degli atleti.

Certo, non si tratta di un fenomeno recente: già nelle Olimpiadi del 668 AC viene riportato l'uso di sostanze eccitanti (funghi allucinogeni) e nella storia dello sport ci sono centinaia di casi di atleti ritrovati positivi a sostanze più o meno pesanti che potessero aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni. Per anni, il ciclismo ha avuto una sorta di primato in questo senso: ciclisti positivi ai controlli antidoping ce ne sono stati (e ce ne sono ancora), da Armstrong a Contador, passando per Pantani e tanti, tantissimi altri. Ma anche nell'atletica o nel calcio non sono mancati gli episodi che hanno fatto rumore.

Il caso specifico di Iannone ne fa tanto di rumore, forse anche perché non era mai capitata prima una cosa del genere. «Nel motociclismo il guadagno che si può avere a barare non è incredibile come può essere in altre discipline, quindi sono più i rischi che i benefici» ha detto il dott. Zasa Moto.it

Il doping non fa altro che rovinare quanto di bello lo sport riesca a creare intorno a sé: aggregazione, etica, impegno. Siamo quasi nel 2020 e ancora non lo abbiamo capito. Peccato.

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