Serie A

IL COMMENTO - Da Giampaolo a Pioli: Milan, ne vale la pena?

11.10.2019 11:23

di Daniele Maggio

Il cambiamento come soluzione alle falle di un progetto tecnico partito sì, ma solo coi buoni propositi. Perché il Milan, in queste prime sette giornate di campionato, ha raccolto davvero poco: 9 punti in classifica che valgono la tredicesima piazza, frutto di 6 goal fatti e 9 subiti. Soprattutto ha mostrato di essere una squadra che in termini di gioco ha mostrato di essere sfaldata e poco incisiva quando c'è stato da colpire l'avversario (solo 3.1 tiri in media a gara, un dato piuttosto allarmante). E allora via, si cambia ancora: colui che era stato designato come condottiero di questo nuovo corso, il tecnico Marco Giampaolo, è stato esonerato.

Un nuovo scossone in panchina (l'ennesimo), che sembrava essere inevitabile. Giampaolo ha avuto poco tempo, vero, ma le sue idee di calcio non si sono proprio viste, senza dimenticare di una squadra dall'atteggiamento troppo spesso molle e incapace di reagire ai momenti di difficoltà. Come un pugile suonato che non riesce a replicare ai colpi del suo duellante. Zero gioco, zero 'garra'. Giusto separarsi, viste le condizioni.

Ll'ex Sampdoria è stato sostituito Stefano Pioli, accolto calorosamente dai tifosi che sui social hanno sdoganato l'hashtag #Pioliout. Persona per bene e amante del calcio propositivo, ha bisogno di calma e tempo in modo da poter curare un Diavolo in grande sofferenza. Sarà il campo a parlare, come sempre. Ma la domanda sorge spontanea:giusto aver puntato su di lui?

Pioli è un tecnico che nelle medio/piccole realtà (dove non c'erano pressioni) ha fatto bene, salvo poi andare in difficoltà quando l'asticella si è alzata:basta pensare all'esperienza con l'Inter dove, dopo una partenza sprint condita da 9 vittorie consecutive, inciampò poi negli scontri diretti perdendo il treno per il quarto posto. Il tutto culminò nell'esonero del 9 maggio 2017; alla Lazio conquistò un terzo posto nel 2014/2015, mentre la stagione seguente fu condita da risultati altalenanti, tra cui l'eliminazione ai preliminari di Champions League e la roboante sconfitta nel derby con la Roma per 4-1, che valse l'esonero.

A questo Milan giovane serve esperienza, polso, capacità di adattamento e abilità nel trovare l'amalgama col materiale a disposizione. Pecurialità che appartengono ad un allenatore dalla caratura internazionale, che ha già lavorato in queste realtà dimostrando di sapersi muovere maniacalmente. Eh sì, un Luciano Spalletti a questa squadra avrebbe fatto comodo, peccato che il contratto in essere con l'Inter sia stato un ostacolo insuperabile.

Insomma, a dirla tutta: un buon allenatore come Pioli rappresenta una scommessa, come in fondo lo era Giampaolo. Perché allora azzardare un avvicendamento che, parlandoci chiaro, non è un vero proprio upgrade? Forse, visto che non si poteva puntare su uomo 'di garanzia', allora bisognava avere più pazienza. O forse bisognava fare un'altra scelta iniziale

Il cambiamento come soluzione. Stavolta ne varrà la pena?

 

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